mercoledì 27 dicembre 2006

SERENITA’ ED IPOCRISIA

SERENITA’ ED IPOCRISIA

Su quello che è successo il 10 aprile scorso a Lazio – Livorno, hanno scritto e parlato tutti.
Ci preme però fare in assoluta serenità qualche considerazione.
L’analisi ed il commento di quanto è accaduto non può essere disgiunto dalla situazione concreta e reale.
Sono ormai tre anni che la Curva Nord non espone più bandiere politiche. Nessuna celtica e nessuna svastica. Nello stesso periodo la curva livornese (e non solo quella) ha periodicamente esposto striscioni inneggianti al comunismo, a Stalin, alle foibe, accompagnati da coreografie con “soli dell’avvenire” e “falci e martelli”, mentre nella pagina iniziale del sito di uno dei gruppi più rappresentativi, della stessa curva toscana, appariva la foto dei cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa in giù a Piazzale Loreto.

In questi tre anni non c’è stato un articolo di fondo, un intervento pubblico, una qualsiasi presa di posizione contro un atteggiamento del genere. E tutto questo mentre quella curva continuava nella sua propaganda e nelle sue minacce verso tutto ciò che potesse essere fascista. Gli Ultras della Lazio non hanno mai fatto mistero delle loro simpatie politiche. Le hanno messe da parte nel nome del bene comune, la Lazio, ma di certo non le hanno abbandonate.
Ecco perché in occasione della partita contro chi ci ha impunemente provocato e contro chi ha avuto sempre tutto permesso (non inganni il teatrale sequestro degli striscioni prima di Lazio Livorno. Non c’è tifoseria che non abbia avuto trattamenti del genere e spesso anche più duri. Probabilmente i tifosi livornesi non sono abituati alla vera repressione) gli Ultras della Lazio hanno voluto dimostrare chi sono e quante contraddizioni risiedono nell’altra parte (rivoluzionari che non conoscono il carcere vero, giocatori “proletari” con stipendi che lo sono meno, crimini impuniti che si è tentato di sotterrare).
E cosa succede? Che dopo tre anni di silenzio c’è chi si indigna di un fenomeno che per tre anni aveva sotto gli occhi. Non a Roma però. E non da parte dei “fascisti”. Ecco la malafede. Come di chi parla, sapendo di mentire, di celtiche presenti in Curva anche nei recenti anni passati.
Ma c’è un altro aspetto curioso della vicenda. La Curva Nord viene accusata di non fare il tifo per la Lazio e di non portare bandiere biancocelesti allo Stadio. A questo punto ci chiediamo dove si nasconde chi invece ogni domenica porta al seguito della Lazio le sue bandiere? Dove si nasconde chi fa il tifo?
Se è vero, come ci dicono, che i veri sostenitori della Lazio sarebbero altri, vorremmo chiedere dove sono? Pensate ad uno stadio pieno di bandiere della Lazio (che oltretutto sarebbe un nostro sogno) dove da ogni settore si segua la partita in piedi e si faccia il tifo. L’espressione politica, tanto deprecata, si sarebbe appena vista e sarebbe passata in secondo piano.
Perché la Curva Sud (tanto per fare un esempio) non era in piedi a sostenere la Lazio? Dove stavano le loro bandiere? Dov’era la sua voce?
Chi nel bene e nel male “fa” il tifo ha diritto di rivendicarne la propria identità contro chi la dileggia e la sbeffeggia in maniera così sfacciata. Chi non era d’accordo poteva tifare solo ed esclusivamente la Lazio da qualsiasi altro settore. Perché non l’ha fatto? Perché?
E’ facile parlare quando non si agisce. Facendo così non si sbaglia mai. Non si rischia niente. Si è sempre politicamente corretti ma si è, fondamentalmente, ipocriti. Chi si schiera può anche sbagliare, può anche eccedere, ma paga di tasca propria ed è proprio questo che lo rende sereno.

Er Curvarolo

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